Ben (ri)trovate/i.
V'incollo qui sotto i link ad alcuni miei articoli pubblicati il mese scorso sul sito di Carmilla, su quello di Osservatorio Repressione e su quello della neonata rivista online Ahida:
https://www.osservatoriorepressione.info/siamo-tutti-dispiaciuti-altro-non-riusciamo-a-fare/
https://www.osservatoriorepressione.info/vorremmo-esser-riconosciuti-come-esseri-viventi/
https://www.ahidaonline.com/post/selfie-da-zemrudelamacchinadelprofitto?utm_campaign=cd56e271-3e86-4569-ac13-85ef5b59993e&utm_source=so&utm_medium=mail&cid=ef810b05-566b-49f6-97f7-cb44a593ec5e
https://www.carmillaonline.com/2025/07/28/non-mi-prenderete-per-stanchezza/
La foto in calce è di qualche anno fa, e mi ritrae insieme a Goffredo Fofi. Siamo in Svizzera durante la presentazione del mio libro Indispensabile, edito dalla Tipografia Helvetica, già pubblicato nel 2005 dai tipi della Malatempora col titolo Pillole situazioniste. Il volume contiene tre prefazioni, una di Paolo Di Stefano, una di Gianfranco Manfredi e una di Fofi, appunto, che vi (ri)propongo qui sotto:
Oggi nell’editoria abbondano i manuali di saggezza scritti da guru che ci dicono cosa bisognerebbe fare perché il mondo non vada in malora. O, meglio, in puzza, come si diceva a Roma al tempo del Belli. Ci viene abbondantemente spiegato cosa fare per vivere meglio: andare in bicicletta invece che in automobile, mangiare carciofi invece di bistecche. Sono vegetariano da più di mezzo secolo, non ho l’automobile e tanto meno una patente, eppure questi facili consigli mi irritano, anche se vengono, diciamo, da chi la pensa come me. Li scrivono, da noi, dei sessantottini indefessi che non hanno sopportato di dover abbandonare uno spazio pubblico, di predicare e incitare; li scrivono vecchi professori universitari di filosofia, di sociologia, di letteratura, e di qualsiasi altro ramo di un sapere che si è dimostrato del tutto inerte di fronte alle mutazioni della società, con la sola eccezione di chi davvero ha saputo seguire il corso del tempo e delle sue novità, contrapponendosi al dominio imperante. Ad ammonirci e consigliarci sono anche giornalisti e lettori ipocriti che si fingono preoccupati dello stato delle cose e però ci marciano. Sono i bravi cacciatori di best seller che amano comparire in televisione o, a turno, sulle passerelle di quei festival letterari che sono passati in pochi lustri da due o tre a centinaia e dove la cultura appare nella sua dominante veste di un generico intrattenimento, che serve d’aiuto al non-pensiero piuttosto che al pensiero; perché riflettere su cosa è oggi il mondo e qual è la nostra vile condizione può far star male, anche molto. Eppure di manuali di saggezza si continua ad avere bisogno, purché a scriverli siano appunto dei saggi e non dei saccenti. Certi vecchi maestri ci incitarono a distinguere tra i saggi (coloro che sanno per esperienza di vita e di pensiero), i sapienti (coloro che hanno molto studiato) e i saccenti (coloro che fingono la saggezza, avendo orecchiato dai primi e dai secondi e le sparano facili a pubblici beoti). Altri vecchi maestri (e penso al pastore tedesco Dietrich Bonhoeffer, fatto impiccare da Hitler o al nostro ironico Vitaliano Brancati) ci misero davanti, al contrario, al problema degli stupidi prodotti da una società acculturata, ma manipolati dalle propagande, dall’arte della pubblicità detta anche ipocritamente, in tempi recenti, della comunicazione. Chi sono gli stupidi per Bonhoeffer o Brancati e per altri che hanno ben visto il problema e hanno saputo collegarlo alla ribellione delle masse sotto dittatura o in democrazia? Gli stupidi sono coloro convinti di pensare con la propria testa mentre invece sono pensati e fatti pensare a comando. Bonhoeffer e Brancati scrivevano, il primo dieci anni dopo l’avvento del nazismo, il secondo vent’anni dopo quello del fascismo. Il teologo di Tubinga non fece in tempo a vedere la fine di quegli anni mentre Brancati scrisse dopo la fine di una guerra mondiale che fece sessanta milioni di morti, per la maggior parte civili. Fu una carneficina anche di persone che vennero punite per la loro stupidità, non c’è di che rallegrarsene: essi fecero questa fine perché manipolati e non in grado di pensare con la propria testa. Secondo Bonhoeffer, almeno in parte, siamo tutti stupidi per quieto vivere e per pigrizia, mentalmente e moralmente stupidi. Disprezzare gli stupidi è disprezzare noi stessi; diamoci piuttosto da fare per essere meno stupidi noi e a guardare gli stupidi come a vittime, alla cui emancipazione e liberazione dover contribuire. Sono tanti i saggi o i sapienti che hanno cercato di metterci in guardia aiutandoci a pensare: a saper guardare alle cose del mondo, a stabilire i collegamenti, i rapporti tra cause ed effetti e a imparare dall’esperienza. I più intelligenti e coraggiosi dovrebbero portare questi insegnamenti nella nostra vita quotidiana e nella Storia. Di alcuni Marco Sommariva ha selezionato i brani più significativi tratti dalle loro opere e li ha antologizzati in ordine alfabetico e tematico. In base alla sua esperienza ha scelto i suoi autori, ed è certo che ogni lettore avvertito avrebbe proposto altri nomi. I saggi e i sapienti, per fortuna, non sono pochi tra coloro che hanno rifiutato di pensare ed esprimersi da sepolcri imbiancati. Alcune assenze sono in verità meno perdonabili di altre, perché questo è un libro declinato al maschile. Ne sono assenti le idee di alcune grandi autrici contemporanee: la Weil o la Arendt, o le italiane Morante e Ortese tra filosofia e poesia. Sommariva si muove all’interno di un fronte laico per mettere il lettore di fronte alla grande razionalità e alla concreta attendibilità delle opinioni raccolte. Il suo non vuole essere un manuale di saggezza che consoli o sconsoli il lettore nel suo intimo, sulle grandi irrisolte e irrisolvibili questioni di chi siamo, donde veniamo e dove andiamo, ma che lo spinga a confrontarsi con il “che fare”, su come agire in privato e in pubblico. Scopo di questa antologia sembra essere quello di sfidarci a paragonare il nostro presente, il mio qui e ora, con le riflessioni del qui e ora di altri a noi vicini. Le opinioni antologizzate sono l’espressione di una sana radicalità, non appaiono mai compromesse da un deficit di cultura e di morale come probabilmente accade a ciascuno di noi ipocriti lettori. Ipocrita perché meno avvertito e meno saggio o sapiente dei maestri che Sommariva ha chiamato a convegno. Ipocrita perché incerto allievo che sa di aver bisogno di forti maestri, ma che non sa applicarne le idee da persuaso e non da retore stante la vecchia e sempre valida distinzione del giovane Carlo Michelstaedter. Troviamo tra le sue scelte nomi ben noti che ci sono diversamente cari per le loro esperienze di vita e non solo per le loro idee. Essi hanno vissuto le grandi mutazioni del Novecento, dagli anni Trenta ai giorni nostri e hanno saputo leggerle e comprenderle, derivandone convinzioni con le quali è davvero Indispensabile confrontare le nostre, ben più fiacche e superficiali. Argomento per argomento Sommariva ha tratto da più testi le parti che ha giudicato più utili ai nostri presenti ragionamenti. Sono nomi ben noti quelli scelti da Sommariva. John Zerzan, per esempio, lo conoscevo solo di nome, mentre non avevo mai sentito nominare Hakim Bey. Gli sono gratissimo di averli fatti scoprire a me e ai suoi lettori. Ma, ripeto, altri avrebbe potuto aggiungervi da Jacques Ellul a Herbert Marcuse, Wright Mills o Dwight Macdonald e andando più indietro, tra i nostri, Gaetano Salvemini, Antonio Gramsci, Pietro Gobetti, rimanendo in area decisamente “laica”. I maestri veri non sono mai mancati, oggi è la pletora dei falsi maestri a preoccuparci: quella dei professori e dei guru nelle grandi macchine dell’università e in quelle variegate della comunicazione, esperte nella raffinatissima arte, parafrasando l’economista Piero Sraffa, della produzione di stupidi a mezzo di stupidi. Si potrebbe pubblicare un’altra antologia sul modello di questa, ma è il modello ad affascinarci, il metodo che sentiamo dietro le scelte, con i suoi tagli, con la messa in ordine, con le concatenazioni e le ordinate consequenzialità. È questo un metodo che indica percorsi ma anche obiettivi, prese d’atto e decisioni. Se si prendono onestamente alla lettera queste citazioni, se ci si rifiuta di considerarle un altro gioco intellettuale e professorale, se le si lascia depositare nella nostra mente, se ci si lascia davvero coinvolgere, la sapiente tela di citazioni tessuta da Sommariva ci può certamente aiutare a pensare e a collegare. Pensare, collegare erano un tempo delle capacità che appartenevano quasi naturalmente, si può dire, agli analfabeti meglio assai di quanto non appartengano oggi all’ambigua categoria degli intellettuali, laureati e diplomati, che, dentro le nostre società, si sono fatti maggioranza. Indispensabile è un libro che tiene fede al suo titolo, è un vademecum come quelli di un tempo, un manuale di saggezza che va controcorrente rispetto al tempo che viviamo, un antidoto necessario all’invasione della chiacchiera che si finge saggia o sapiente ed è solo saccente e che è, cosciente o meno di esserlo, servile. Confidiamo in altri piccoli e tematici manuali di saggezza, settoriali, specifici, ma altrettanto esigenti e altrettanto chiari nei loro propositi e nelle loro scelte. In passato ad antologizzare testi altrui erano a loro volta dei maestri e ci viene immediato considerare l’antologizzatore alla stregua degli antologizzati, nemico della stupidità contemporanea e fiducioso nella possibilità di raggiungere e ridestare nel lettore una più precisa coscienza del nostro stare al mondo e di come dovremmo starci. Di stimolare quelle prese di coscienza che forse non sono mai state tanto necessarie quanto oggi. Si tratta insomma di ascoltare coloro che hanno saputo ragionare più e meglio di noi e nel contempo di apprezzare chi si è prestato a fare, con modestia e saggezza, a tutto nostro vantaggio, da mediatore.
Come faccio da più di due anni a questa parte, proseguo con l'indicarvi dischi, libri, film e altro che, dal 1975 a oggi, mi hanno segnato in qualche modo, hanno “nutrito” me e quindi i miei scritti. Solita precisazione: per esempio, quando troverete citato il brano Lucky man di Greg Lake, non andrà inteso che è per me il miglior pezzo del chitarrista e bassista inglese ma quello che, ascoltato da un dodicenne nella Genova del 1975 – quello ero –, in qualche modo è rimasto nel DNA della persona che sono oggi; stessa cosa dicasi per qualsiasi altra segnalazione, non importa se disco, libro, film o altro.
Brani:
Boogie wonderland – Earth, wind & fire - https://youtu.be/god7hAPv8f0?si=btKt91APzCR6Z5EH
Thriller – Michael Jackson - https://youtu.be/sOnqjkJTMaA?si=ISaXkFgbvqfhx62K
Le freak – Chic - https://youtu.be/aXgSHL7efKg?si=Aq3KTgEz_hjJR0t4
Get down on it – Kool & The Gang - https://youtu.be/qchPLaiKocI?si=W1kN93Jvr1n_MSv-
Don't Let Me Be Misunderstood – Santa Esmeralda - https://youtu.be/uvXeeus94GY?si=gX3Y7YGZtOz5Wyrn
Don't Let Me Be Misunderstood – The Animals - https://youtu.be/vstNm5xzuKM?si=J0TgwBfkYmy9Jdoj
Knock on wood – Eddie Floyd - https://youtu.be/Kceiks__PsE?si=MdRYHWnF56JRx_QX
Knock on wood – David Bowie - https://youtu.be/Pf8KTeobuiM?si=tqqsKXZkzI2lnlNm
Knock on wood – Amii Stewart - https://youtu.be/XKuJUxGntRI?si=Zl_EnPcPAw9HEZfR
Lucky man – Greg Lake - https://youtu.be/OPz7n2h2k2I?si=J9hy4Ad0j5s2HPYW
Film:
Io Capitano (2023) – https://it.wikipedia.org/wiki/Io_capitano
Kafka a Teheran (2023) – https://it.wikipedia.org/wiki/Kafka_a_Teheran
The Old Oak (2023) – https://it.wikipedia.org/wiki/The_Old_Oak
Perfect days (2023) – https://it.wikipedia.org/wiki/Perfect_Days
Enea (2023) – https://it.wikipedia.org/wiki/Enea_(film)
Grazie per la vostra attenzione.
Alla prossima newsletter.
P.S.: a tutti coloro che vanno in guerra per il proprio Paese, per il proprio Re, ricordo che non è una gran fortuna quando un proiettile ti colpisce; non solo, prima di partire non dimenticate di chiedere al Paese e al Re perché non vi accompagnano fisicamente nell'impresa. |