Disiscriviti
Vedi su Web
Dicembre 2025 - Newsletter n° 31

Ben (ri)trovate/i.



V'incollo qui sotto cinque link: i primi quattro collegano ad altrettanti miei articoli pubblicati a novembre sul sito di Osservatorio Repressione – quello sul venerdì nero augurato al capitalismo è stato ripreso da Vittorio Giacopini martedì 25/11 durante la sua trasmissione Pagina 3 su Rai Radio 3* –, mentre il quinto rimanda a un mio pezzo pubblicato sabato 29 novembre sul sito di Carmilla:

https://www.osservatoriorepressione.info/italiani-brava-gente-cecchina-di-vite-umane/

https://www.osservatoriorepressione.info/lo-scandalo-nato-dalla-corruzione-in-ucraina-lettera-di-un-soldato-dal-fronte/

https://www.osservatoriorepressione.info/auguro-al-capitalismo-un-venerdi-nero/

https://www.osservatoriorepressione.info/io-al-momento-mi-schiero-col-bosco/

https://www.carmillaonline.com/2025/11/29/lislam-come-anarchismo-mistico/

*chi desiderasse ascoltare cos'ha detto Vittorio Giacopini sul mio pezzo, può cliccare sul link qui sotto e ascoltare dal minuto 21e02 al minuto 23e50.

https://www.raiplaysound.it/audio/2025/11/Pagina-3-del-25112025-82836f9a-7a0c-4dea-b3fc-be11717dc323.html



La foto in calce è di qualche anno fa e mi ritrae insieme all'editore Marcello Baraghini, fondatore della casa editrice Stampa Alternativa. Entrambi mostriamo una pubblicazione della casa editrice milanese Libera e Senza Impegni (specializzata in libroidi realizzati interamente con materiali riciclati; in pratica, si creano manufatti editoriali con gli scarti della Civiltà dello Spreco) http://senzaimpegni.altervista.org/index.html: Marcello ha in mano una copia del mio 50 sciabolate inferte https://www.instagram.com/p/Cif4kaZs68W/ una raccolta di brevi racconti arricchita dai disegni di Fabio Santin, io una copia di Cappuccetto Pink di Roberta Cospito http://senzaimpegni.altervista.org/pagina-827445.html, una breve favola che affronta il fenomeno dello stalking.



Rispetto alle precedenti, la newsletter del mese scorso era decisamente meno ricca, anche perché avevo intenzione di diradare, oltre che snellire, queste mie missive ma, visto che alcuni di voi non hanno gradito questo mio cambio di rotta, son tornato volentieri all'antico; sappiate, quindi, che continuerete a ricevere mensilmente una mia posta elettronica piuttosto corposa dove, a partire da questa, un bel po' di spazio sarà dedicato a una nuova... diciamo così... rubrica che, al momento, intitolerò "Cosa si scriveva oltre un secolo fa" – accetto volentieri suggerimenti per nominarla diversamente. Una rubrica che proverà a mettere in risalto qual era la potenza di alcune opere risalenti a più di cento, duecento, trecento, quattrocento anni fa, oltre alla lucidità e al coraggio degli autori. Potenza, lucidità e coraggio che troppo spesso non si riscontrano sulle pagine di quei diligentissimi autori prodotti dalle sempre più imprescindibili Scuole di scrittura, che pare abbiano una corsia preferenziale per essere pubblicati dall'attuale mondo dell'Editoria e che, sempre più numerosi, invadono le librerie anestetizzando i lettori anziché stimolarli. Data l'energia, la forza, le idee che da sempre un testo è capace di trasmettere al lettore, mi domando se riempire le pagine di parole con l'unico scopo di venderle, non sia un modo elegante di questa democratica società per "bruciare" quei libri che per millenni son stati palesemente dati alle fiamme da coloro che in quei tomi vedevano una minaccia al mantenimento del proprio potere.



Cosa si scriveva oltre un secolo fa

Discorso della servitù volontaria

di Étienne de La Boétie

Discorso della servitù volontaria è un manifesto libertario scritto forse nel 1546, più probabilmente nel 1552-53, che tratta la paura della libertà e l’ansia della dipendenza; l’oppressione, infatti, si regge anche sulla connivenza delle vittime, uomini che amano le proprie catene più di se stessi.

Potrete leggere passaggi come questi:

[…] è un’estrema disgrazia essere soggetti a un padrone, della cui bontà non si può mai avere una certezza, poiché potrà sempre essere malvagio se lo vorrà; e averne più di uno significa essere disgraziati in modo estremo, tante volte quanti padroni si hanno.

[…] vorrei soltanto capire come sia possibile che tanti uomini, tanti paesi, tante città, tante nazioni, a volte sopportino un solo tiranno, che non ha altra potenza se non quella che essi gli concedono; che non ha potere di nuocere, se non in quanto essi hanno la volontà di sopportarlo; che non saprebbe far loro alcun male, se essi non preferissero subirlo anziché contrastarlo.

È straordinario sentire parlare del valore che la libertà infonde nel cuore di quanti la difendono; ma quel che accade in tutti i paesi, a tutti gli uomini, tutti i giorni, ossia che un uomo solo ne maltratti centomila e li privi della loro libertà, chi mai lo crederebbe se ne avesse soltanto sentito dire, invece di averlo visto di persona? E se ciò accadesse solamente in paesi stranieri e in terre lontane, e ci venisse poi raccontato, chi non penserebbe a menzogna e invenzione, piuttosto che a qualcosa di vero?

Esistono tre tipi di tiranni: alcuni ottengono il regno per elezione da parte del popolo, altri con la forza delle armi, altri ancora per successione di stirpe. Quelli che lo hanno acquisito per diritto di guerra si comportano in modo da far capire bene che si trovano (come si usa dire) in una terra di conquista. Quelli che nascono re non sono in genere migliori; nati e nutriti in seno alla tirannia, succhiano con il latte la natura del tiranno e trattano i popoli loro sottomessi come servi ricevuti in eredità; secondo l’indole cui sono più inclini, avari o prodighi, dispongono del regno come del loro lascito. Quello a cui il popolo ha fatto dono dello Stato dovrebbe invece essere, così mi pare, il più sopportabile; e lo sarebbe, credo, se, non appena si vede innalzato sopra agli altri, lusingato da quel non so che chiamato grandezza, non decidesse di non togliersi più di lì. Un tipo del genere, di solito, cerca infatti di trasmettere ai propri figli il potere che il popolo gli ha concesso. E una volta convintosi di questa opinione, è straordinario vedere di quanto superi gli altri tiranni in ogni sorta di vizio e persino di crudeltà, non scorgendo altro mezzo per garantire la nuova tirannia se non serrare con tale forza la morsa della servitù, e rendere così estranea ai propri sudditi la libertà da riuscire a fargliela smarrire, malgrado ne abbiano ancora fresco il ricordo.

È incredibile come il popolo, dal momento in cui viene assoggettato, cada all’improvviso in un oblio della libertà talmente profondo che non gli è possibile destarsi per riottenerla; prende a servire così sinceramente e volentieri che, a vederlo, si direbbe che non abbia perso la sua libertà, ma guadagnato la sua servitù.

[…] l’abitudine, che esercita in ogni cosa un gran potere su di noi, non possiede in nessun altro ambito forza tanto grande come nell’insegnarci a servire; e come si racconta di Mitridate, che si abituò a bere il veleno, ci insegna a trangugiare la sostanza letale della servitù senza trovarla amara.

[…] i libri e il sapere, più di ogni altra cosa, danno agli uomini il sentimento e l’intelligenza per riconoscersi e per odiare la tirannia [...].

[…] per grande che sia il loro numero, lo zelo e il desiderio di quanti hanno serbato, malgrado i tempi, la devozione alla libertà, non producono di solito nessun effetto, perché questi individui non si conoscono tra loro. Sotto il potere del tiranno vengono infatti completamente privati della libertà di fare, di parlare e quasi di pensare: finiscono così per ritrovarsi soli e isolati nelle loro fantasticherie.

[…] con la libertà si perde di colpo anche il coraggio. I popoli assoggettati affrontano la lotta senza alcuna gioia né decisione; vanno incontro al pericolo l’uno addossato all’altro, quasi intorpiditi, come per adempiere un obbligo, senza sentire bruciare nel cuore il fuoco della liberazione che fa sprezzare il pericolo e regala la voglia di conquistare, con una bella morte in mezzo ai propri compagni, l’onore e la gloria.

È […] ben provato che il tiranno non pensa mai di aver ben saldo il potere, se non quando gli sia riuscito di non avere sotto di sé un solo uomo di valore.

Che pena sentire parlare di tutte le cose che i tiranni del passato escogitavano a proprio beneficio per consolidare la tirannia; di quanti mezzucci si servivano, trovando in ogni epoca una plebe fatta su misura per loro, cui non tendevano trappola senza che non vi cadesse, che ingannavano sempre a buon mercato, sempre più assoggettata quanto più si prendevano gioco di lei. […] Anche i tiranni trovavano però davvero strano che gli uomini potessero sopportare chi faceva loro del male: tentavano dunque di farsi scudo della religione e, se possibile, di prendere a prestito qualche parvenza di divinità per proteggere la loro vita malvagia.

È assai celebre la battuta di un […] imperatore che, posando gli occhi sul collo nudo della donna che amava più di ogni altra, senza la quale sembrava che non potesse vivere, lo accarezzò con queste belle parole: “Questo bel collo verrebbe immediatamente mozzato, se soltanto io lo ordinassi”. Ecco perché la maggior parte degli antichi tiranni solitamente veniva uccisa da uno dei loro favoriti; avendo conosciuto la natura della tirannia, non potevano fidarsi della volontà del tiranno quanto diffidavano del suo potere.



In calce a questa newsletter troverete la copertina del libro di Étienne de La Boétie e quella del disco che mi ha fatto da colonna sonora durante questo mese di novembre:

Atom heart mother dei Pink Floyd



Come faccio da due anni e mezzo a questa parte, proseguo con l'indicarvi dischi, libri – il Discorso della servitù volontaria, di cui sopra, è fra questi –, film e altro che, dal 1975 a oggi, mi hanno segnato in qualche modo, hanno “nutrito” me e quindi i miei scritti. 

Film:

Giovani madri (2025) – https://it.wikipedia.org/wiki/Giovani_madri

Brani:

Des armes – Noir Désir – https://youtu.be/Wl9OIja-EmM?si=9Z-R9FCMZguC1ZvW

Avec le temps – Léo Ferré – https://youtu.be/Bj3aTZePVQw?si=l7ZJQKfy5rxCCI8u

Non, je ne regrette rien – Edith Piaf – https://youtu.be/Q3Kvu6Kgp88?si=O-LwyPvqeguf8B1c

Ma mi – Ornella Vanoni – https://www.youtube.com/watch?v=jwRGGKaSZsM

Le vent nous portera – Noir Désir – https://youtu.be/NrgcRvBJYBE?si=BwqYRFX11Cu1mx7l



Grazie per la vostra attenzione.

Alla prossima newsletter.

P.S.: col tempo tutto svanirà, sparirà, anche noi esseri sempre meno umani saremo spazzati via dal vento. Intanto che attendo quel momento continuo a oscillare fra carezze e mitraglie: è da quando avevo quattordici anni che non riesco a decidermi – sarà mica perché quando guardo nel mirino della mia penna vedo sempre un mucchio di gente?

www.marcosommariva.com

Email inviata a [mail]

Se non desideri ricevere le mie newsletter in futuro puoi disiscriverti cliccando qui.
Gestione newsletter by VOXmail