Ben (ri)trovate/i.
V'incollo qui sotto due link che collegano ad altrettanti miei pezzi: il primo pubblicato sul sito dell'Osservatorio Repressione; il secondo, invece, dalla rivista online Ahida che, da questo mese, mette a disposizione i miei scritti anche in lingua inglese grazie alle traduzioni di Serena Duchi, una mia lettrice che vive e lavora da anni in Australia:
https://www.osservatoriorepressione.info/vi-auguro-due-cose/
https://www.ahidaonline.com/post/selfie-da-zemrudedonnechiuseincasasottomesseesoddisfatte
Ho visto cose che voi umani... è il titolo dello spettacolo che terrò il prossimo 16 gennaio alle ore 21e15 al Count Basie Jazz Club di Genova. Nel caso v'interessassero i dettagli della serata e/o prenotare uno o più posti potete cliccare qui: https://www.countbasie.it/evento/2440/ho-visto-cose-che-voi-umani.html
La foto in calce è di oltre cinquant'anni fa e mi ritrae con mio padre e un mio cugino: dei tre io sono il più piccolo. Eravamo in Trentino, credo fossimo al Passo della Mendola. Dovevo ancora compiere dodici anni e a quell'età, oltre ai fumetti della Marvel e di Alan Ford, divoravo le strisce delle Sturmtruppen. Gli elmetti li avevamo presi "in prestito" da una bancarella d'antiquariato lì vicino; quando se ne accorse, il gestore della rivendita non prese bene questa nostra iniziativa e ci apostrofò ripetutamente mentre rimettevamo a posto il maltolto e continuavamo a sganasciarci. Ecco accanto a chi sono cresciuto, a persone allegramente irriverenti, allergiche alla forma, pronti a ridicolizzare le autorità, che si facevano beffa del potere, esperti della "risata che vi seppellirà". È stato proprio un bel crescere.
Ed eccoci al secondo appuntamento con quello che si potrebbe anche definire "libro del mese", ossia con la rubrica che la volta scorsa s'intitolava Cosa si scriveva oltre un secolo fa e ora, dietro vostro suggerimento, è diventata Come scrivevamo. Uno spazio che prova a mettere in risalto qual era la potenza di alcune opere risalenti a più di cento, duecento, trecento, quattrocento anni fa, oltre alla lucidità e al coraggio degli autori. Potenza, lucidità e coraggio che troppo spesso non si riscontrano sulle pagine di quei diligentissimi autori prodotti dalle sempre più imprescindibili Scuole di scrittura, che pare abbiano una corsia preferenziale per essere pubblicati dall'attuale mondo dell'Editoria e che, sempre più numerosi, invadono le librerie anestetizzando i lettori anziché stimolarli. Data l'energia, la forza, le idee che da sempre un testo è capace di trasmettere al lettore, mi domando se riempire le pagine di parole con l'unico scopo di venderle, non sia un modo elegante di questa democratica società per "bruciare" quei libri che per millenni son stati palesemente dati alle fiamme da coloro che in quei tomi vedevano una minaccia al mantenimento del proprio potere.
Come scrivevamo
Lazarillo de Tormes
di autore anonimo
Lazarillo de Tormes, opera di un autore anonimo, è un romanzo spagnolo edito nel 1554 e proibito dall’Inquisizione nel 1559. La figura di Lazarillo, antieroe per eccellenza, e le sue vicende sconclusionate riflettono l'incertezza che regnava nella Spagna di quel tempo, soggetta a una grave crisi economica e caratterizzata da squilibri sociali. La storia di questo giovane vagabondo che si serve di mille espedienti per procurarsi da vivere, sempre in viaggio e affamato, che non disdegna di servirsi di mezzi illeciti pur di sbarcare il lunario, è di un’attualità sorprendente. Di questo libro, ha scritto Manuel Vazquez Montalban: “È stata la critica degli ultimi anni […] ad aprire gli occhi ai contenuti di ribellione dello sguardo che l’anonimo autore propone sul proprio tempo, aprendoli inoltre sulla complessità tecnica e innovatrice di un romanzo che è pura invenzione pur basandosi tuttavia su elementi che qualsiasi contemporaneo avrebbe potuto incontrare a ogni angolo di strada”. A questo romanzo è ispirato il film del 1987 I picari, diretto da Mario Monicelli; del cast facevano parte attori del calibro di Vittorio Gassman, Giancarlo Giannini, Nino Manfredi, Paolo Hendel e Bernard Blier.
Potrete leggere passaggi come questi:
[…] mi ricordo che una volta il mio patrigno moro stava scherzando col bambinetto, ma il bambinetto, che vedeva mia madre e me bianchi e lui no, corse spaventato da mia madre e facendo segno col dito diceva: “Mamma, babau!” […] Io, anche se ero un ragazzo, notai quella parola del mio fratellino e dissi tra me: “Quanti ce ne devono essere a questo mondo che fuggono gli altri, solo perché non vedono se stessi!”
[…] poiché la necessità è una gran maestra, io che mi vedevo sempre in così grande necessità, pensavo notte e giorno a come trovare di che sopravvivere. E penso che a farmi escogitare certe nere trovate la fame mi faceva da luce, e infatti dicono che la fame aguzza l’ingegno e la sazietà fa l’effetto opposto, e questo era sicuramente vero nel mio caso.
[…] giravo così di porta in porta, con pochissimo profitto perché ormai la carità se ne è tornata in cielo […].
[...] Chi, incontrando questo mio padrone, non penserebbe, a vederlo tanto contento, che ieri sera ha fatto una bella cena e dormito in un buon letto e, anche se è presto, non lo prenderebbe per il tipo che ha fatto una lauta colazione? Grandi segreti sono, Signore, quelli che voi compite e che la gente ignora! Chi non sarebbe ingannato da quell’elegante disinvoltura e da quel mantello e quel vestito dignitosi? E chi ci crederebbe che quel gentiluomo ha passato la giornata di ieri senza mangiare, tranne quel tozzo di pane che il suo servo Lazaro aveva portato […] e che oggi, quando si è lavate le mani e la faccia, per mancanza di asciugamani si è servito di un lembo della sua casacca? Nessuno sicuramente lo sospetterebbe. O Signore, quanta gente di questa fatta avete sparsa per il mondo, che sopporta per quella dannazione che chiamano onore quel che non sopporterebbe per Voi!
[…] ancora oggi quando incontro un personaggio del suo tipo, con quel passo e quell’aria pomposa, mi fa compassione e mi domando se patisce anche lui le pene che ho visto sopportare a quell’altro [mio padrone]. E sarei contento di servir lui, con tutta la sua povertà piuttosto che gli altri, per quello che ho detto. Di lui una sola cosa non mi piaceva: avrei voluto che non avesse tanta presunzione, che si desse un po’ meno arie, visto che la sua necessità era così grande. Ma, per quel che ne so è regola tra loro usata e seguita. Anche se non si hanno nemmeno gli spiccioli, il cappello deve restare al suo posto.
[...] E non avevo tanta compassione di me quanta di quell’infelice del mio padrone, che in otto giorni non mangiò un accidente di niente. Per lo meno in casa stemmo otto giorni filati senza mangiare davvero. Non so come e dove andasse e cosa mangiasse. E l’aveste visto poi andarsene a mezzogiorno per la strada, tutto attillato, più snello di un levriero di buona razza! E per amore di quella stupida cosa che chiamano onore, prendeva una pagliuzza, che anche di quelle non ce n’eran molte in casa, e usciva sulla porta a pulirsi i denti, tra i quali non c’era proprio niente […].
Sei un ragazzo, tu, […] e non sai niente delle faccende d’onore, in cui al giorno d’oggi consiste tutto il capitale degli uomini dabbene. Beh, ti dico che sono, come vedi, uno scudiero; ma ti giuro su Dio che, se incontro per strada il conte e non si toglie il cappello (ma proprio del tutto, secondo le regole), la prossima volta che mi capita d’incontrarlo, son capace di entrare in una casa, fingendo di aver qualcosa da fare lì o di svoltare in un’altra strada se c’è, prima che arrivi al punto dove mi trovo, pur di non dover essere io a togliermi il cappello.
Licenziatomi dal cappellano, mi sistemai come sbirro presso un alguacil [sceriffo]. Ma restai molto poco con lui, perché mi sembrava un mestiere pericoloso. Soprattutto perché una notte certi pregiudicati ci rincorsero, me e il mio padrone, a sassate e a bastonate. Ma il mio padrone, che li aspettò, lo conciarono male; me invece non mi presero. In seguito a questo rinunciai a quel mestiere. E mentre mi domandavo in quale tipo di vita avrei potuto trovare la mia sistemazione per avere un po’ di riposo e mettere da parte qualcosa per la vecchiaia, a Dio piacque illuminarmi e mettermi su di una strada buona. E con il favore che ebbi da amici e signori, tutti gli affanni e i guai fino allora da me affrontati furono ripagati col raggiungimento di quello che avevo cercato. E cioè un impiego statale, dato che vedevo che nessuno fa strada nella vita se non coloro che ne hanno uno.
Oltre a una striscia delle Sturmtruppen del buon Bonvi a far da piedistallo alla foto del trio descritto sopra, in calce a questa newsletter troverete anche la copertina del "libro del mese" e quella del disco che mi ha fatto da colonna sonora durante il mese appena trascorso:
Lilies di Mélanie De Biasio
Come faccio da quasi tre anni a questa parte, proseguo con l'indicarvi dischi, libri – il Lazarillo de Tormes, di cui sopra, è fra questi –, film, fumetti, programmi TV, miniserie televisive e altro che, dal 1975 a oggi, mi hanno segnato in qualche modo, hanno “nutrito” me e quindi i miei scritti.
Miniserie televisiva:
Adolescence (2025) – https://it.wikipedia.org/wiki/Adolescence_(miniserie_televisiva)
Brani:
Jevâ – Massimo Silverio – https://www.youtube.com/watch?v=6TpUKQ9iSXI&list=RD6TpUKQ9iSXI&start_radio=1
Grazie per la vostra attenzione.
Alla prossima newsletter.
P.S.: un saluto (e un incoraggiamento) a tutti coloro che girano di porta in porta con pochissimo profitto perché ormai la carità se n'è tornata in cielo. |