Ben ritrovete/i.
V'incollo qui sotto i link che collegano ad alcuni miei pezzi pubblicati il mese scorso. Il primo dalla rivista online Ahida https://www.ahidaonline.com/ – anche in lingua inglese grazie alla traduzione di Serena Duchi, una mia lettrice di Melbourne, e arricchito da un'immagine creata da Fabio Rosso, un mio lettore di Varazze (SV) –, il secondo dai tipi di Carmilla https://www.carmillaonline.com/, il terzo e il quarto sul sito dell'Osservatorio Repressione https://www.osservatoriorepressione.info/:
https://www.ahidaonline.com/post/selfie-da-zemrude-12
Nella foto in alto sono con Paolo Berizzi, scrittore e inviato speciale del quotidiano la Repubblica. Con Paolo ci siamo scritti più volte in passato e finalmente conosciuti di persona lo scorso 6 dicembre nella sala Rossa del Comune di Savona, durante un incontro organizzato dalla libreria savonese Ubik citato nel mio articolo pubblicato da Carmilla l'8 maggio scorso dove, partendo da Carrère e Ray Bradbury, recensisco l'ultimo lavoro di Berizzi – Il libro segreto di CasaPound – ragionando anche sui minimizzatori del (nuovo) fascismo. Questo il link: https://www.carmillaonline.com/2026/05/08/quante-storie-per-nulla/
https://www.osservatoriorepressione.info/non-vedo-uneconomia-al-servizio-delluomo/
https://www.osservatoriorepressione.info/ci-spaventa-meno-il-terrorismo-della-sofferenza-mentale/
Ed eccoci al settimo appuntamento con la rubrica Come scrivevamo, uno spazio che prova a mettere in risalto qual era la potenza di alcune opere risalenti a più di cento, duecento, trecento, quattrocento anni fa, oltre alla lucidità e al coraggio degli autori. Potenza, lucidità e coraggio che troppo spesso non si riscontrano sulle pagine di quei diligentissimi autori prodotti dalle sempre più imprescindibili Scuole di scrittura, che pare abbiano una corsia preferenziale per essere pubblicati dall'attuale mondo dell'Editoria e che, sempre più numerosi, invadono le librerie anestetizzando i lettori anziché stimolarli. Data l'energia, la forza, le idee che da sempre un testo è capace di trasmettere al lettore, mi domando se riempire le pagine di parole con l'unico scopo di venderle, non sia un modo elegante di questa democratica società per "bruciare" quei libri che per millenni son stati palesemente dati alle fiamme da coloro che in quei tomi vedevano una minaccia al mantenimento del proprio potere.
Come scrivevamo
Frankenstein
di Mary Shelley
Frutto perverso degli esperimenti di uno scienziato “apprendista stregone”, espressione di una visione romantica della scienza, Frankenstein è tuttora la raffigurazione del “mostro” per eccellenza, materializzazione vivente delle nostre paure. Mary Shelley ha scritto uno dei più famosi best-seller del secolo scorso, suscitando fin dal suo apparire (1818) grandissima impressione e scandalo. In questo romanzo affiora in ogni pagina un'intensa paura del brutto, dell'imprevedibile e del dirompente: il mostro è diverso, e come tale va emarginato e punito, perché può provocare solo panico e sgomento, seminando distruzione e morte; non solo, al mostro non sono consentiti né gioia né amore: l'unico sentimento che può conoscere è l'odio, odio verso il mondo che non può amarlo e verso chi lo ha generato a una tale sofferenza.
Potrete leggere passaggi come questi:
Un essere umano perfetto dovrebbe sempre mantenere la mente calma e serena e non permettere che la passione o un desiderio passeggero disturbino mai la sua tranquillità. Non credo che il fine della conoscenza faccia eccezione a questa regola. Se lo studio al quale ci si applica tende a indebolire i nostri affetti e a distruggere il nostro gusto per quei piaceri semplici in cui nessuna impurità può mescolarsi, allora quello studio è certamente illecito, cioè non si addice alla mente umana. Se questa regola fosse sempre stata osservata, se nessun uomo avesse mai permesso a nessun progetto di interferire con la tranquillità dei suoi affetti domestici, la Grecia non sarebbe stata resa schiava, Cesare avrebbe risparmiato il suo paese, l'America sarebbe stata scoperta più gradualmente e gli imperi del Perù e del Messico non sarebbero stati distrutti.
Se i nostri sensi fossero limitati alla fame, alla sete e al desiderio, potremmo essere quasi liberi; ma noi siamo mossi da ogni alito di vento, da una parola casuale o da un episodio che quella parola ci comunica.
Per lungo tempo non potei concepire come un uomo potesse stabilire di uccidere il proprio simile, e neppure che ci fossero leggi e governi; ma quando udii i particolari del vizio e dell'assassinio, la mia meraviglia cessò e distolsi il pensiero con disgusto e ripugnanza.
Quanto è strana la conoscenza! Una volta che ha preso possesso della mente ci si abbarbica come un lichene alla roccia.
[…] la sofferenza ottenebra anche le più naturali sensazioni dell'uomo.
La vita è ostinata e si abbarbica più stretta quanto più è odiata.
[…] avevo sempre trovato sollievo dal tormento mentale nell'esercizio fisico.
Niente per la mente umana è più doloroso di un cambiamento grande e improvviso.
[…] i compagni della nostra gioventù posseggono sempre un certo potere sulle nostre menti cui difficilmente perviene un amico incontrato più tardi.
[...] non cerco compassione per la mia infelicità. Non potrò mai trovare comprensione. Quando l'ho cercata, erano l'amore della virtù, i sentimenti di felicità e di affetto che traboccavano dal mio essere, che io volevo donare agli altri. Ma ora che la virtù per me è diventata un'ombra e che la felicità e l'affetto sono diventate una disperazione amara e disgustosa, perché dovrei cercare comprensione? Mi sta bene di soffrire da solo finché le mie sofferenze dureranno; quando morirò mi andrà bene che solo l'obbrobrio e l'orrore pesino sulla mia memoria. Un tempo la mia fantasia era rallegrata da sogni di virtù, di fama e di gioia. Un tempo sperai inutilmente di incontrare esseri che, perdonando la mia forma esterna, mi avrebbero amato per le ottime qualità che ero capace di svelare. Mi alimentavo di pensieri elevati di onore e devozione.
[…] anche il nemico di Dio e degli uomini aveva amici e associati nella sua desolazione; io sono solo.
Devo essere considerato il solo criminale quando tutta l'umanità peccava contro di me? Perché non odi Felix, che gettò fuori dalla porta, ingiuriandolo, il suo amico? Perché non maledici il contadino che cercò di annientare il salvatore della sua bambina? No, quelli sono esseri virtuosi e immacolati! Io, il miserabile, il derelitto, io sono un aborto da scacciare, da prendere a calci e da calpestare. Anche adesso mi ribolle il sangue al pensiero di questa ingiustizia.
Volete sapere qualcosa di più di questo libro? Dall'introduzione dell'autrice, dell'ottobre del 1831: “Ogni cosa deve avere un inizio, per parlare al modo di Sancho Panza; e quell'inizio deve essere fondato su qualcosa che è già iniziato; gli Indù pongono il mondo sopra un elefante, ma quell'elefante lo pongono su di una tartaruga. Si deve ammettere con umiltà che l'invenzione non è una creazione dal nulla, bensì dal caos; in primo luogo ci deve essere del materiale a disposizione; l'invenzione può dare una forma a sostanze oscure e indefinite, ma non può creare dal nulla la sostanza stessa. In tutte le questioni di scoperte e invenzioni, anche in quelle che concernono la fantasia, siamo continuamente richiamati alla storia di Colombo e del suo uovo. L'invenzione consiste nell'abilità di cogliere al volo le possibilità di un soggetto e nella capacità di modellare e foggiare le idee da esso suggerite”.
In calce a questa newsletter troverete la copertina di quello che si potrebbe definire "libro del mese" e quella del disco che mi ha fatto da colonna sonora durante il maggio appena trascorso:
Tarkus degli Emerson, Lake & Palmer
Come faccio da più di tre anni a questa parte, proseguo con l'indicarvi dischi, libri – Frankenstein, di cui sopra, è fra questi –, film, fumetti, programmi TV, quadri, fotografie, opere teatrali, proverbi, serie televisive e altro che, dal 1968 a oggi, mi hanno segnato in qualche modo, hanno “nutrito” me e quindi i miei scritti.
Iscrizione anonima (sul frontone della biblioteca della città spagnola di Murcia): La biblioteca è il luogo dove i morti aprono gli occhi ai vivi.
Frase di Alda Merini: Quando gli altri ti capiscono nel modo sbagliato, non giustificarti. Volta pagina e goditi la vita. Perché chi ti conosce bene non ti fraintende mai.
Proverbio africano:
Una pulce può disturbare un leone più di quanto un leone possa disturbare una pulce.
Long Playing:
Umanamente uomo: il sogno - Lucio Battisti - https://youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_lby9sB4-2bfoHIIaOW4llhKYKY_xMfa-E&si=dO7-WAmdvJb_XzCH
Per un amico - Premiata Forneria Marconi - https://youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_nGjLtSDQkUaw0YriIWeS-t6J9pf91B8to&si=w5GJHQ7sfM3N5at6
Photos of Ghosts - Premiata Forneria Marconi - https://youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_kxJWpy-7luIxfsrnhE5Y1w16dsjVCMMT0&si=B28Pi1gjUuz55rXN
Singoli:
Ho visto anche degli zingari felici - Luca Barbarossa e Luca Carboni - https://youtu.be/52bjWaw3gr4?si=qAsVEc2Sm21z1m8P
Ho visto anche degli zingari felici - Luca Carboni e Riccardo Sinigallia - https://youtu.be/VpWtKnJQKJI?si=YuqCZ_nKf2H0W48a
Ho visto anche degli zingari felici - Claudio Lolli - https://youtu.be/2OBkz6tWZwE?si=0-aGE6uppdhggUW8
Borghesia - Claudio Lolli - https://youtu.be/Ql7Q3xab_eM?si=5pFO9cjT-7VoQmT6
Figli della borghesia - Brunori Sas - https://youtu.be/Mu4YBNN6vGI?si=NVhDYTQhgMfXH4g3
Libri per ragazzi:
I tre investigatori - https://it.wikipedia.org/wiki/I_tre_investigatori
Grazie per la vostra attenzione.
Alla prossima newsletter.
P.S.: ricordo tutti i piccoloborghesi di una volta e come sapevano ficcare bene i loro tappeti persiani sotto poltrone e divani; ricordo le loro linde vetrinette con la cristalleria che sapevano bene perché esporla come fosse una galleria; ricordo i loro risparmi che sapevano bene come custodire in diverse banche mentre si godevano le loro settimane bianche; ricordo quanto ne sapevano di argenteria e oreficeria, e la loro passione per la gioielleria; ricordo anche tutti i loro appartamenti: due, cinque, venti. Tutti questi signori hanno messo al mondo figli che, da ragazzi, hanno contestato i genitori perché l'età lo imponeva, ma si sono subito ricreduti aggiungendo tappeti, risparmi, vacanze, ori, gioielli e appartamenti ereditati a quelli da loro già acquistati. Quei grandissimi figli di piccoloborghesi, elementi attivi della nuova piccolo borghesia, quintessenza dell'ipocrisia, ora si guardano fra loro perduti, maleducati, inadeguati, sempre incazzati, e si sentono liberi di fare tutto quello che pare loro, anche se sono così confusi che quello che "pare loro" non sanno più cosa sia. Sono riusciti in un'impresa quasi impossibile: fare peggio dei loro genitori. Da non credere. |