Ben (ri)trovate/i.
Insieme a Claudia Sanguineti alla voce, Enrico “Chicco” Sciaccaluga alla voce e chitarra, Paolo Picasso alle tastiere, Mario Poggi alla batteria, Stefano Ferrari al basso e mio figlio Andrea alla voce, sabato 25 aprile ho proposto al Count Basie Jazz Club di Genova una serata speciale dedicata alla memoria della Resistenza, intrecciando parole e musica in un racconto collettivo capace di parlare al presente, un percorso tra episodi di vita vissuta durante il regime fascista e brani che, in modi diversi, hanno raccontato la libertà, la Resistenza e la dignità umana.
Il repertorio musicale ha attraversato epoche e linguaggi, alternando canti partigiani a brani di Leonard Cohen, Peter Gabriel, Zucchero, Guccini, De Gregori, Dalla, Fossati e Stormy Six, in un dialogo continuo tra memoria storica e sensibilità contemporanea. Da The Partisan a Biko, da Generale a Fischia il vento, passando per Don’t Give Up e L’anno che verrà, ogni brano è diventato parte di un racconto più ampio. Una serata che non è stata solo commemorazione, ma pratica viva di memoria: un momento in cui musica e parole si sono incontrate per ricordare, riflettere, soprattutto per continuare a Resistere.
La Resistenza è l’unico mezzo che abbiamo per opporci alla preoccupante deriva autoritaria e fascista di questi tempi, che mira a ridurre sempre più gli spazi al dissenso. Uno dei modi per praticarla è mettere il proprio pensiero e la propria faccia al servizio di quella memoria storica capace di arginare ogni tentativo di disciplinamento ideologico. E noi questo abbiamo fatto, ci abbiamo messo faccia e pensieri.
La musica e le parole aiutano a ricordare.
In calce a questa newsletter l'articolo che Il Secolo XIX ha dedicato allo spettacolo.
V'incollo qui sotto i link che collegano ad alcuni miei pezzi pubblicati il mese scorso. I primi due dai tipi di Carmilla https://www.carmillaonline.com/, il terzo sul sito dell'Osservatorio Repressione https://www.osservatoriorepressione.info/; gli altri dalla webzine In Your Eyes ezine https://www.iyezine.com/:
https://www.carmillaonline.com/2026/04/13/linfinita-apocalisse-di-ogni-guerra/
Il pezzo sopra, L'infinita Apocalisse di ogni guerra, è stato apprezzato dalla giornalista Elena Stancanelli che ha dedicato quattro minuti a questo mio scritto, durante la puntata di mercoledì 15 aprile di Pagina 3, programma radiofonico che va in onda su Rai Radio 3, "di approfondimento delle pagine culturali e dello spettacolo, che dà voce a scrittori, intellettuali e saggisti, fra le firme italiane più prestigiose, ma anche a giovani talenti. In conduzione".
https://www.carmillaonline.com/2026/04/23/sono-un-uomo-in-bilico-epepe-di-ferenc-karinthy/
https://www.osservatoriorepressione.info/la-politica-dello-struzzo-non-porta-risultati/
https://www.iyezine.com/il-gattopardo/
https://www.iyezine.com/pasolini-su-pasolini-di-pier-paolo-pasolini-e-jon-halliday/
Ed eccoci al sesto appuntamento con la rubrica Come scrivevamo, uno spazio che prova a mettere in risalto qual era la potenza di alcune opere risalenti a più di cento, duecento, trecento, quattrocento anni fa, oltre alla lucidità e al coraggio degli autori. Potenza, lucidità e coraggio che troppo spesso non si riscontrano sulle pagine di quei diligentissimi autori prodotti dalle sempre più imprescindibili Scuole di scrittura, che pare abbiano una corsia preferenziale per essere pubblicati dall'attuale mondo dell'Editoria e che, sempre più numerosi, invadono le librerie anestetizzando i lettori anziché stimolarli. Data l'energia, la forza, le idee che da sempre un testo è capace di trasmettere al lettore, mi domando se riempire le pagine di parole con l'unico scopo di venderle, non sia un modo elegante di questa democratica società per "bruciare" quei libri che per millenni son stati palesemente dati alle fiamme da coloro che in quei tomi vedevano una minaccia al mantenimento del proprio potere.
Come scrivevamo
L’ultimo giorno di un condannato a morte
di Victor Hugo
Nella tetra e oscura cella di una prigione, un uomo di cui non conosciamo né il nome né la colpa sta aspettando il momento dell’esecuzione. Nel suo ultimo giorno di vita egli ripercorre la propria esistenza, evocando le speranze e gli affetti perduti, e nell’inutile attesa di una grazia che non verrà decide di narrare il suo terrore, le sue deliranti fantasie, i suo dolorosi ricordi. Scritto nel 1829, L’ultimo giorno di un condannato a morte spezza una lancia a favore dell’abolizione della pena di morte, anticipando quei temi sociali che costituiranno gli elementi centrali delle opere di Victor Hugo.
Potrete leggere passaggi come questi:
Fino alla condanna a morte, m’ero sentito respirare, palpitare, vivere nello stesso spazio degli altri uomini; adesso distinguevo chiaramente una barriera tra me e il mondo. Niente m’appariva più sotto lo stesso aspetto di prima. Le ampie finestre luminose, il bel sole, il cielo puro, il fiorellino, tutto era bianco, pallido, del colore d’un lenzuolo. Mi pareva che gli uomini, le donne, i ragazzini che s’affollavano al mio passaggio, avessero l’aria di tanti fantasmi.
Ma in fondo che cos’ha la vita perché io debba tanto rimpiangerla? Solo un po’ di luce fioca, il tozzo di pane nero del carcere, la povera razione di brodaglia presa dalla marmitta dei galeotti; e venir maltrattato, malmenato dai carcerieri, dagli aguzzini – proprio io, affinato dall’educazione –, non vedere mai un essere umano che mi creda degno di una parola e a cui rispondere, trasalire di continuo per quello che ho fatto e che mi faranno: son questi, pressappoco, i soli beni che il boia possa togliermi.
Ah! che infamia è una prigione! c’è qui dentro un veleno che sporca ogni cosa. Appassisce tutto […]. Se vi trovate un uccello, ha del fango sulle ali; se cogliete un bel fiore e l’odorate, puzza.
Deve essere stato in quel momento che il prete ha ripreso a parlare. Pazientemente l’ho lasciato dire. Avevo già nelle orecchie il rumore delle ruote, il galoppo dei cavalli, la frusta del vetturino. Non era che un rumore in più. In silenzio ascoltavo quella monotona cascata di parole che m’assopiva i pensieri come il mormorio d’una fontana e mi passava davanti, diversa e sempre identica, come gli olmi ritorti della strada […].
È singolare come io pensi di continuo al re. Per quanto mi affanni, per quanto neghi con la testa, c’è una voce all’orecchio che mi dice senza sosta: “In questa stessa città, a questa stessa ora e non lontano di qui, in un altro palazzo, c’è un uomo che a sua volta ha le guardie a ogni porta, un uomo unico come lo sei tu rispetto agli altri, ma con la differenza che lui è tanto in alto quanto tu sei in basso. La sua vita, un minuto dopo l’altro, è solo gloria, grandezza, piacere, ebbrezza. Attorno a lui tutto è amore, rispetto, venerazione. Le voci troppo alte s’abbassano nel parlargli, le fronti troppo fiere si chinano. Sotto il suo sguardo non cade che la seta e l’oro. A quest’ora sta presiedendo un consiglio dei ministri dove tutti condividono la sua opinione: oppure pensa alla caccia di domani, al ballo di stasera, sicuro che la festa comincerà puntuale, e che altri s’adopereranno per i suoi piaceri. Ebbene, quell’uomo è di carne e d’ossa come te! – E per far abbattere all’istante l’orrenda impalcatura, per farti riavere la vita, la libertà, il denaro, la famiglia, gli basterebbe scrivere con questa penna le cinque lettere del suo nome in fondo a un pezzo di carta, o incrociare la tua carretta mentre va in carrozza!
Tutta quella gente riderà, batterà le mani, applaudirà. E tra quegli uomini, liberi e ignoti ai carcerieri, che corrono euforici verso un’esecuzione, tra quella folla di teste che coprirà la piazza, più d’una testa sarà predestinata a seguire prima o poi la mia, nel cesto rosso. Più d’uno che ci viene per me, ci verrà per sé.
[…] sono venuti ad avvertirmi che era ora. […] Mi hanno fatto percorrere i loro corridoi, scendere le loro scale. Mi hanno spinto tra due porticine, al pianterreno, in una sala buia, stretta, a volta, appena rischiarata da un giorno di pioggia e nebbia. Nel mezzo stava una sedia. Mi hanno detto di sedermi; mi sono seduto. C’era vicino alla porta e lungo i muri qualche persona in piedi, oltre al prete e alle guardie, e c’erano anche tre uomini. Il primo, il più alto, il più vecchio, era grasso e con la faccia rossa. Portava una finanziera e un cappello sformato a tricorno. Era lui. Era il boia, il servo della ghigliottina. Gli altri due erano gli aiutanti. Appena seduto, quelli mi si sono avvicinati da dietro, come due gatti […]. Intorno parlavano sottovoce. C’era molto rumore, fuori, come un fremito che ondeggiasse nell’aria. Sulle prime ho pensato al fiume; poi, da qualche risata squillante, ho riconosciuto in quel rumore la folla. […] A un tratto uno dei servi mi ha tolto la giacca, l’altro ha preso le mie mani inerti, le ha girate dietro la schiena, e io ho sentito i nodi d’una corda chiudersi adagio attorno ai polsi stretti l’uno all’altro. Contemporaneamente, l’altro mi disfava la cravatta. La mia camicia di batista, unico brandello di ciò che ero stato un tempo, l’ha fatto esitare un istante; poi s’è messo a tagliare il colletto. […] uno dei due s’è chinato e mi ha legato i piedi con una cordicella lenta, che mi lasciava far soltanto dei brevi passi. La corda è stata unita a quella delle mani. Poi l’omone mi ha buttato la giacca sulle spalle e annodato insieme le maniche sotto il mento. […] I due aiutanti mi hanno preso per le ascelle. Mi sono alzato, ho camminato. Avanzavo a passi molli e malfermi, come se in ogni gamba avessi avuto due ginocchia. In quel momento la porta esterna s’è aperta a due battenti. […] “Eccolo! eccolo!” ha gridato la folla. “Esce! finalmente!” E i più vicini battevano le mani. Un re, per quanto amato, non avrebbe avuto tanta festa.
In calce a questa newsletter troverete la copertina di quello che si potrebbe definire "libro del mese" e quella del disco che mi ha fatto da colonna sonora durante l'aprile appena trascorso:
The Lamb Lies Down on Broadway dei Genesis
Come faccio da tre anni a questa parte, proseguo con l'indicarvi dischi, libri – L’ultimo giorno di un condannato a morte, di cui sopra, è fra questi –, film, fumetti, programmi TV, quadri, fotografie, opere teatrali, proverbi, serie televisive e altro che, dal 1968 a oggi, mi hanno segnato in qualche modo, hanno “nutrito” me e quindi i miei scritti.
Proverbio africano:
La morte di un uomo anziano è come una biblioteca in fiamme.
Film:
Soldato blu (1970) - https://it.wikipedia.org/wiki/Soldato_blu
Long Playing:
Curre curre guaglió - 99 Posse - https://it.wikipedia.org/wiki/Curre_curre_guagli%C3%B3
Singoli:
Boots on the ground - Massive Attack e Tom Waits - https://youtu.be/L-57FrioeuE?si=8o55PaTKKAd2yrwT
C'era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones - Gianni Morandi - https://youtu.be/rOJQuTD73Wk?si=9RFjs3xAH-7k11-a
C'era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones - Joan Baez - https://youtu.be/VCk9NMN_NVc?si=CjZtJ-xqNUEao6en
Curre curre guaglió - 99 Posse - https://youtu.be/rCTwxYC4NK8?si=snGm25RIEU937EdP
Il disertore - Ivano Fossati - https://youtu.be/rya6935J-u0?si=KpOiwFF8gUJCMwOg
Serie televisive:
Perry Mason - https://it.wikipedia.org/wiki/Perry_Mason_(serie_televisiva)
Sigla TV (Perry Mason) - https://youtu.be/PA9t1nSGXXE?si=xY729sujkxoKhqiQ
Nero Wolfe - https://it.wikipedia.org/wiki/Nero_Wolfe_(serie_televisiva_1969)
Sigla TV (Nero Wolfe) - https://youtu.be/Pw5FEVh4bg8?si=cNeCsRq0Ha0KW9YP
W. è un film del 2008 diretto da Oliver Stone. Fra le altre cose, l'opera presenta i fatti salienti della presidenza degli Stati Uniti di George W. Bush, protagonista di questa pellicola. In particolare, sono ricostruite le dinamiche e il dibattito interno all'amministrazione statunitense che portarono alla scelta di scatenare la Seconda guerra del Golfo, decisione riportata prevalentemente dal punto di vista personale di Bush. Per chi non conoscesse quanto profetico sia stato questo film, suggerisco di vederne qualche minuto cliccando qui:
https://youtu.be/4-ISD6NLwrs?si=S6zciawbqlGmBf5k
Terminata la visione, non mi stupirei se la debolezza del Presidente protagonista di W., tale da esporre ogni sua decisione politica alla manipolazione del suo Vice, vi facesse venire alla mente qualche fatto d'attualità.
Grazie per la vostra attenzione.
Alla prossima newsletter.
P.S.: dovessi ricevere una cartolina per andare ad ammazzar la gente, diserterò, così come feci nell'agosto dell'84 durante il servizio militare. Ho avuto solo guai da quando sono nato, il figlio che ho allevato ha pianto insieme a me. Mia mamma e mio papà ormai son sotto terra e a loro della guerra non gliene fregherà, e mai glie n'è fregato. Domani mi alzerò e chiuderò la porta sulla stagione morta e m'incamminerò. Vivrò di carità e a tutti griderò di non partire più, e di non obbedire per andare a morire per non importa chi. Per cui se servirà del sangue a ogni costo, andate pure a dare il vostro, voi che spedite le cartoline, se vi divertirà. Se qualcuno venisse a prendermi per farmi partire a ogni costo, può pure spararmi, io armi non ne ho. |