copertina

50 sfumature diverse


ZIBALDONE (2016)
More Nocturne Books

Prefazione di Pippo Gurrieri

Un Sommariva inviato speciale è quel che ci offre questo nuovo testo, forse il diario di un agente segreto, mandato (da chi?) a indagare i comportamenti di quegli esseri a-sociali chiamati persone.
Armato del magnetofono della memoria, con la cinepresa collegata al cervello – due oggetti ormai superati dall’era dei telefonini tutto fare tranne che telefonare – eccolo immortalare ricordi e immagini, sconfinare nell’anima dell’io e del mondo, per arricchire il suo personalissimo archivio dalle porte aperte alla curiosità e al godimento di tutti.
Personaggi, luoghi, storie si affollano nel caleidoscopio di questo sognatore professionale, noto spacciatore di pianeti cartacei sotto forma di libri.
Le pagine che seguono ci offrono fotogrammi e acquarelli dagli ambienti quasi sempre tristi, affollati di nebbie e nuvole, di pioggia e buio; in effetti, l’autore ce lo confessa alla n.10 di non sopportare chi racconta che c’è sempre il sole. E come non essere d’accordo? Come non ripensare al “chi è al buio vede sempre più chiaro” di Horst Fantazzini?
La n.6 ricorda un antico canto siciliano: il testamento di carnevale, dissacrante e sovversivo componimento contadino. La n. 8 l’abbiamo vissuta in tanti ma solo in pochi non hanno voluto che sparisse dalla propria testa.
In tante di queste sfumature ritroviamo momenti, odori, colori, oggetti della nostra infanzia e giovinezza, di quel passato che tutti ci portiamo dentro e che, con il tempo, mentre sembra offuscarsi si prepara invece ad aggredirci per riprendersi una parte del presente e accaparrarsi un futuro senza più futuro.
Nell’epoca delle mode gastronomico-culinarie, Sommariva, in un impeto di realismo, decide di cucinarci una ricetta speciale e, dopotutto, semplice: un po’ di sano surrealismo, un po’ di santo anticlericalismo, quattro gocce di ateismo, delle fette di vita inzuppate di sensibilità, uno spruzzo di situazionismo, Guccini e Leopardi quanto basta. Che cosa si può desiderare di più dalla vita!
Pippo Gurrieri

Recensione pubblicata sul n. 414 (marzo 2017) di A-Rivista Anarchica - di Marco Pandin

Carta stampata che fa rumore

È roba che si è accumulata sopra la mia scrivania in questi ultimi tempi, cose un po' arrivate per posta altre recuperate nei miei giri, non sono tutte produzioni recentissime ma non importa – mica vanno a male. Invece che realizzazioni e progetti che hanno direttamente a che fare con la musica, tipo dei cd o dischi o concerti come faccio di solito, questo mese (e il prossimo) vi segnalo alcune cose stampate che con la musica secondo me hanno comunque delle relazioni, spesso dirette.
Mi sono accorto che tutte si leggono e si guardano più volentieri mettendoci una qualche musica di sottofondo o circondandole di tappezzeria sonica. Funziona per me, dicevo, ma mi piace pensare che forse, magari, la stessa cosa rientrava un po' nelle intenzioni degli autori o almeno gli gironzolava nelle retrovie. E non è una suggestione e basta: tutte queste letture mettono in movimento gli ingranaggi del ricordo e quelli dell'immaginazione, e mi ha colpito proprio questo invito – non sempre esplicito ma in qualche modo tenue e “naturale”, affatto artificioso – a cercare un ambiente, un colore, una luce, un posto tra musiche e canzoni familiari oppure tra colonne sonore immaginarie e possibili.
Sembra che alcune di queste pagine suonino davvero, altre accendono in testa dei rumori, dei suoni d'ambiente specifici. A me è piaciuto giocare con l'immaginazione e mettermi lì a rovistare tra gli scaffali della memoria e della mia raccolta di musiche. Non ho badato troppo al fatto che le musiche “giuste” fossero produzioni indipendenti – nessun invito all'acquisto, ci mancherebbe, è tutta roba a portata di mano e di click.

Cinquanta sfumature diverse

Comincio con un'uscita recente: è un libro misto di già conosciuto e roba nuova, un autore collaudato come può esserlo Marco Sommariva coinvolto in un esperimento editoriale in tandem con Bartolomeo Casertano, che non conoscevo prima ma che si rivela un abile disegnatore, illustratore e pittore. Il progetto è curato e stampato da Carmelo Neri di More Nocturne Books, un editore nuovo nuovo – questo è il suo primo libro, spero con tutto il cuore che ne faccia molti altri. Non faccio mistero del fatto che mi piace molto come scrive il genovese, e ve l'ho pure scritto più volte su queste pagine segnalando volentieri alcuni dei suoi lavori. Lui questo “Cinquanta sfumature diverse” dice l'avrebbe voluto intitolare “Sputami addosso una stella” ma, mi pare di vederlo con quel suo ghigno sarcastico in faccia, “avrebbe venduto molto meno”. Marco Sommariva qui dentro offre racconti brevi, alcuni durano poche frasi, altri solo poche righe: eppure, trovate qui dentro alcune tra le pagine più suggestive che abbia scritto. Sembra che dal libro escano all'improvviso delle braccia che ti afferrano e che ti trascinano proprio dentro alle storie, ci si ritrova a galleggiarci dentro senza niente sopra cui appoggiare i piedi, come dopo un tuffo a sorpresa nell'acqua mossa e senza un salvagente, lontani dalla riva. Ogni pagina del libro ti attacca da due fronti diversi – le parole, i disegni –, il rumore arriva dopo, quasi subito, sempre a sorprenderti da sopra, da dietro, da dentro. A volte certe righe appena lette si accendono dentro in testa come fuochi improvvisi, e provi a smettere di pensare e metti giù il libro e cerchi di fare dell'altro ma non ci riesci: resti lì a bocca aperta e coi piedi inchiodati a guardare il pavimento intorno che brucia, quasi un fuoco d'erba basso e insidioso e cattivo, tanta confusione dentro, l'equilibrio andato a farsi fottere, gli appigli anche. Oltre a Marco che scrive nel libro come vi dicevo c'è anche Bartolomeo che dipinge: mi piacerebbe vedere sul serio questi suoi disegni, le dimensioni ridotte delle pagine del libro mi seminano dentro curiosità a manciate piene e me li immagino grandi grandi, che prendono ciascuno tutta una parete. Mi piacerebbe toccarli, tutto questo rosso che urla questo bianco morbido questo oro che ti scava negli occhi questi neri ipnotici e profondissimi, accarezzarli, anche se so che non si può – mica facile che ti lascino toccare i quadri, però sarebbe bello. Stavo pensando prima che mi piacerebbe ritrovare questo, no questo, no aspetta meglio quest'altro disegno sulla copertina di un disco – ad aggiungere emozione, a risvegliare sogni, ad aprire porte.
Musiche adatte secondo me: non un singolo pezzo ma almeno due riuniti in un collage oppure una sovrapposizione oppure riducendoli in schegge e rimescolandoli, fate come va a voi. Ecco come: cercate su internet (non è difficile), c'è qualcuno che la sera del 6 maggio 1976 stava in una stazione radio da qualche parte in Friuli, aveva messo sul giradischi i Pink Floyd e c'era qualcun altro che se li stava ascoltando tranquillo. A un certo punto arriva il terremoto. Prendete adesso quella puntina che barcolla cercando di mantenersi nel solco, prendete quello spaesamento, quella sorpresa oscura senza misure né confini intorno, e sovrapponetelo o mescolatelo come sapete come potete come volete a quel David Gilmour che suona e canta da solo senza gli altri “Shine on you crazy diamond” al Meltdown Festival del 2001 (anche questo non è difficile, ci mettete un attimo a trovarlo su YouTube), poi costruiteci un loop eterno con quelle quattro note si bemolle fa do mi che hanno smaterializzato i soffitti delle nostre stanzette di ragazzi per mostrarci in sol minore la via verso le stelle. Quattro note che hanno polverizzato i muri, azzerato distanze, superato frontiere e cancellato confini. Aiuta immaginare: una sera tardi, poca luce, montagne intorno, il bosco che si muove come se sotto ci respirasse qualcuno, piano.
Da leggere e da guardare fuori di casa, lontano da tutto e da tutti. Meglio ancora se fa freddo, se nevica – aprite la finestra, sentite quell'aria che accarezza ruvida i capelli vicino alla radice e scivola sul viso, sugli occhi chiusi, sulle mani, le dita aperte, si bemolle fa do mi.
Marco Pandin
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