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Appropriazione indebita

Ray Bradbury non era di destra

PAMPHLET (2020)
Ventizeronovanta edizioni
con testi di Erri de Luca e di Elia Rosati
Un pamphlet contro l’appropriazione indebita da parte di CasaPound, della figura dello scrittore americano Ray Bradbury e dell'intera sua Opera, specie del romanzo Fahrenheit 451. Bradbury è compreso fra gli 88 numi tutelari di CasaPound che, spesso, hanno poco o niente a che fare con chi si definisce “fascista del terzo millennio”; fra questi numi tutelari si trovano anche George Orwell, James G. Ballard, Geronimo, Alce Nero, Vladimir V. Majakovskij, John Fante, William Butler Yeats e tanti altri ancora, compreso Dante Alighieri. Notare che il numero 88 non è una scelta casuale: al numero 8 corrisponde nel nostro alfabeto la lettera H e, come 1312 sta a indicare ACAB (all cops are bastards), 88 sta a indicare HH (heil hitler). Questo libello può mettere a disposizione nuove armi a coloro che desiderano intraprendere una militante controffensiva intellettuale verso una certa destra.

Quel disperato amore dei fascisti per ciò che non gli appartiene - Postfazione di Elia Rosati

Il saggio di Marco Sommariva su Ray Bradbury è un lavoro decisamente denso, figlio di uno sguardo accurato e preciso su un mondo narrativo, quello della letteratura distopica, spesso inserito nella generica categoria di “fantasy” cioè, per citare la nota definizione enciclopedica di Lino Aldani per la De Agostini: “una rappresentazione fantastica dell'universo, nello spazio e nel tempo, operata secondo una consequenzialità di tipo logico-scientifico, capace di porre il lettore, attraverso l'eccezionalità o impossibilità della situazione, in un diverso rapporto con le cose”. Una categoria letteraria molto ampia insomma, in cui finiscono cose diverse e che, spesso, viene erroneamente considerata un prodotto editoriale di evasione, ben lontano da un orizzonte critico, soprattutto politico.

Negli Stati Uniti, a partire dagli anni Venti del Novecento, furono alcune pionieristiche riviste, dalla prima Amazing Stories all’italo-francese Galaxy Science Fiction (negli anni Cinquanta), a mettere in luce la complessità di questo mondo narrativo, sempre schiacciato tra lo stigma della letteratura popolare ricreativa e una interpretazione colta che vi vedeva una marcata critica storico-sociale.

Una lettura che a partire da questo equivoco generava un sostanziale giudizio bipartisan depotenziante, che lungamente ha accompagnato la diffusione o l’interpretazione di romanzi come quelli di Aldous Huxley, Philip K. Dick, George Orwell e ovviamente Ray Bradbury.

Il più delle volte vinse, inizialmente anche a sinistra, la lettura che inseriva la fantascienza tutta (compreso la letteratura distopica) in uno scaffale buono per ogni palato; quella che puntava insomma a rendere digeribili a tutti pagine che invece, come ricorda questo scorrevole saggio, vennero scritte in un orizzonte letterario molto politico. L’autore mostra tutto questo citando e commentando diverse interviste e testimonianze riconducibili a quel contesto culturale, sottolineando come in primis siano volutamente in malafede le interpretazioni che vedono alla base di questo genere letterario (e di Fahrenheit 451) una voglia di divagare per diletto o per noia, perdendosi in un orizzonte di possibili scenari alternativi all’esistente. Dall’altra parte è respinta da Sommariva anche l’idea che l’unica criticità manifesta nel testo (e nel genere) consista nel rifugiarsi in altre realtà per scappare dal mondo: occorre insomma assumere il pungolo di Bradbury e, più in generale, di questo filone narrativo nel suo reale portato, evitando però appropriazioni indebite.

Questa idea insomma che il romanzo distopico possa piacere a tutti (tradizionalisti e rivoluzionari, fascisti e antifascisti, libertari e autoritari) risulta essere una visione a uso e consumo della destra, di quel “né rossi né neri ma liberi pensieri” con cui spesso i fascisti hanno cercato di infiltrare mobilitazioni sociali, bloccare insorgenze o costruire pratiche di reclutamento militante.

Tuttavia in Italia, dobbiamo dirlo con onestà, solo molto più recentemente si è affermata a sinistra una maggiore consapevolezza dell’importanza evocativa dell’immaginario fantasy, anche grazie al prezioso apporto di scrittori come Valerio Evangelisti o il collettivo Wu Ming; ma più in generale il contesto della “fantascienza” verrà ritenuto poco capace di produrre un ragionamento destrutturante delle dinamiche di potere.

Sommariva prende di petto la questione a partire dal disperato amore per Bradbury dichiarato dall’organizzazione neofascista CasaPound d’Italia: mostrare quanto questa operazione da destra sia falsa e faziosa è l’asse principale del libro. Non è la prima volta che un esperimento di accaparramento viene tentato a destra: nell’interessante e corposo saggio “Fascisti immaginari” di Luciano Lanna e Filippo Rossi (originato dalle memorie militanti dei due autori) questo innamoramento per il genere distopico è letto a partire dalla seconda metà degli anni Settanta e partiva faziosamente dal ritenere la “fantascienza” un “nuovo futurismo”. I giovani della destra radicale italiana cacciati dal ’68, non volevano perdersi lo spirito del ’77, provando a pescare per l’appunto in mondi culturali, forme espressive e tendenze giovanili lontane da loro, con non pochi equilibrismi.

Tentativi, va detto, sfacciatamente copiati dai tanti input culturali e generazionali sperimentati della fazione politica opposta, e spesso autocelebrati per anni, ma che specie nel Fronte della Gioventù romano lasciarono un segno profondo e negli anni ’80 contribuirono a creare un background identitario per una nuova generazione di giovani militanti. In questa strategia simboli, libri, musica, fumetti, grafiche estranee alla destra vennero presi e cambiati di segno; notissimo fu il caso di Tolkien, con l’immaginario medievaleggiante da cui nacquero i Campi Hobbit o molta della musica cantautorale fascista.

Il genere fantasy a destra venne inteso come in grado di produrre un eventuale “mutamento della specie” che possa collegare, più recentemente, con un filo rosso metafisico da 2001: Odissea nello spazio a Minority report passando, tra i tanti, per Blade runner, Il pianeta delle scimmie e, guarda caso, Fahrenheit 451.

Questo sforzo fascista (e in particolare, in Italia, di CasaPound) di leggere anche il fantasy come una nuova rivolta contro il mondo moderno, risponde oggi però a una molteplice esigenza politica che vede nella costruzione di un immaginario comunitario ribelle, il dispiegarsi di una strategia volta a volersi inserire nello spazio pubblico; un obiettivo strategico da perseguire con continuità e metodo: per i Fascisti del terzo Millennio il romanzo di Ray Bradbury ha rappresentato il primo pezzo di una più generale campagna di accreditamento. Questo saggio ben esemplifica come tutto questo sia una mistificazione che si regge su molto poco, sia dal punto di vista del contesto storico dell’autore che da quello del significato dell’opera, arrivando a sottolineare come un ascrivere Fahrenheit 451 alla destra sia una forzatura pretestuosa e disonesta intellettualmente.

Quando, prima di occupare CasaPound, a fine anni ‘90 quel gruppo neofascista romano decise di prendere il romanzo di Bradbury come vessillo (chiamandosi “Fahrenheit 451”) si era all’inizio di una storia che avrebbe dato vita a una nuova corrente della destra radicale giovanile italiana; pochi lo notarono e tra questi molti ironizzarono o risero, anche a destra, di quegli strani camerati che non sceglievano nomi sacri e consueti ma si affidavano a un immaginario non di area.

A distanza di qualche anno questa strategia nera sembrerà decisamente più chiara e lineare: sarà una delle chiavi del successo di quella organizzazione e più in generale di quanti a destra sapranno rendersi mainstream, abbandonando per sempre quel autocompiaciuto e aristocratico sentirsi esuli in patria, per costruire una comunità metapolitica di fascisti della porta accanto. E non è certo un caso, come ci ricorda questo saggio, che tutto ciò sia iniziato col rubare da destra Fahrenheit 451 di Ray Bradbury: il testo che, in quell’America militarista, razzista e classista alle porte del maccartismo, per primo narrava di quanto può essere sovversiva la cultura ma, soprattutto, il libro che, anche dopo la fine del nazifascismo, ribadiva che una società che vuole essere ordinata e pura finirà sempre per ridurre in cenere le diversità.
Elia Rosati